Un’analisi del Centro Studi e Ricerca sulla Palestina

 

Hannoun presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia e gli altri arrestati non hanno bisogno di difesa personale; sarebbe come ammettere che sono colpevoli di reati che si basano innanzitutto su materiale accusatorio fornito dalle autorità israeliana.  

 

Infatti l’impianto accusatorio arriva dallo stato di Israele. 

Stato  che sta commettendo un genocidio,   che occupa illegalmente i territori palestinesi e che deve fare i conti con i mandati di arresto della  Corte Penale Internazionale  per  crimini di guerra e crimini contro l’umanità  emessi nei confronti del suo  primo ministro Benjamin Netanyahu e  del suo ex ministro alla difesa Yoav Gallant .

 

Ecco questo Stato  ha lavorato per la “formazione delle prove” accusatorie, reperite durante le varie campagne belliche e che  hanno prodotto questi arresti.

 

In questo quadro di esempio di “promotori di legalità” non possiamo dimenticare  la Presidente del consiglio italiano, Giorgia Meloni,  denunciata alla C.P.I. per complicità nel genocidio in corso in Palestina, 

 

Con queste premesse si possono comprendere  i tanti richiami alla fiducia nella Magistratura!

 

Hannoun e i suoi Fratelli, intanto, sono messi alla gogna e/o dimenticati da tanti che proprio con loro hanno condiviso iniziative, viaggi, raccolta di fondi per il popolo palestinese. Non vale  la pena riportare le penose dichiarazioni di chi lo ha incontrato e conosciuto e che oggi liquida con: “…non sapevo”, “…incontro di pochi minuti”,  “…non è mio amico.” 

 

Questi soggetti dimenticano  che  Hannoun nelle Istituzioni, alla Camera dei Deputati,   ha presentato  documenti, dossier sulla situazione di Gerusalemme e sulla questione palestinese,  rapporti sui diritti umani in Palestina centrati sulle condizioni delle comunità palestinesi e tutto ciò   con l’obiettivo dichiarato di portare attenzione pubblica sulla causa palestinese.

Hannoun partecipò a queste iniziative istituzionali  in qualità di rappresentante delle realtà associative con cui era attivo da anni nel panorama italiano ed europeo.

 

Oggi dobbiamo  parlare di  Hannuon e dell’ Associazione Palestinesi in Italia, del loro impegno per organizzare l’invio di aiuti umanitari e della loro decennale presenza a sostegno della popolazione palestinese. 

 

Quindi assumiamo il  fatto che  la solidarietà non è terrorismo.

 

L’accusa di “sostenere entità controllate o riconducibili ad Hamas”, è fuori luogo. Se gli aiuti umanitari arrivano ad Associazioni Palestinesi “appartenenti” o “vicine” alle diverse  fazioni palestinesi, Hamas compresa,  non può essere questo un atto d’accusa. 

In  Palestina ci sono Associazioni che per diverse ragioni  sono   “vicine”, “affiliate” a partiti.  Possiamo negare che in Italia non ci sono Associazioni, Comitati o altro che  con  diverse sfumature politiche beneficiano di contributi e finanziamenti!! 

Hamas è un partito politico palestinese  riconosciuto dal suo popolo, votato in democratiche elezioni nel  2006;  elezioni che  ebbero il consenso dell’  Onu, Usa, Europa, ma che questi “democraticamente” non riconobbero il risultato elettorale!

 

Difendere l’operato di Hannuon vuol dire difendere il diritto di portare aiuti umanitari ai palestinesi, vuol dire contrastare la volontà israeliana, Usa, Europea ma anche dei Paesi Arabi di svuotare la striscia di Gaza e i territori della Westbank per disperdere i palestinesi e rubare la terra dei loro antenati.   L’obiettivo è di togliere  il diritto di essere profughi e rifugiati, in sostanza  non riconoscere  ai palestinesi  il diritto al ritorno. 

 

La galassia dei pro-pal dovrebbe  alzarsi indignata davanti a queste accuse, che oggi hanno colpito Hannoun, l’Associazione Palestinesi in Italia, ma ieri le stesse accuse erano rivolte alle agenzie Onu, leggi Unrwa,  alle Ong e alle associazioni che per Israele e soci non corrispondono ai protocolli colonialisti. Vale la pena ricordare che Israele ci mette un secondo a dichiarare terroristica un'associazione che lo accusa di violare i diritti umani e ad infamare chi li accusa di crimini. 

 

La resistenza è il diritto di un popolo oppresso e occupato. 

 

Chi oggi sostiene la causa palestinese, sostiene la resistenza quotidiana della popolazione che vuole riprendersi  una vita normale, non essere normalizzati, che aspira a vivere  sulla propria  terra e non vuole essere piegata all’aiuto umanitario peloso delle potenze imperialiste che attraverso gli aiuti costruiscono  la negazione dei  diritti  e “processi securitari”.

 

Chi prende le distanza da Hannoun e i suoi Fratelli, o esprime tiepida solidarietà ripiegata sul  piano della  “legalità”, indebolisce la causa Palestine e presta il fianco agli accusatori.

 

29.12.2025                                                                C.S.R.P